Il lago di Guardialfiera

Il lago di Guardialfiera è un invaso artificiale realizzato negli anni 70 per accumulare acqua ad uso potabile, agricolo ed industriale. Tale invaso è stato creato sbarrando con una diga le acque del Biferno nei territori di Larino, Casacalenda e Guardialfiera. Il lago serve ad irrigare una superficie di 20.000 ettari di territorio del Basso Molise. Oltre ad alimentare con acqua potabile i comuni di Termoli, Campomarino, Portocannone, San Martino in Pensilis e Ururi, serve il nucleo industriale di Termoli. Il lago è attraversato dalla Bifernina (S.S.647) con due viadotti lunghi rispettivamente 4,5 e 3,5 chilometri. Ai piedi della diga, presenta due centrali idroelettriche di 3 e 4 megawatt, azionate dall'acqua di scarico.

L’ambiente circostante è caratterizzato da colline di media altitudine, laddove l’uomo non è intervenuto, da boschi di Cerro e Roverella, tipici della fascia mediterranea, e da specie ugualmente importanti dal punto di vista ecologico. Tale area ricade tra le Oasi di Protezione Faunistica, classificate come "UMIDE", per la salvaguardia, per lo più, dell'avifauna migratrice. Nella maggior parte di tali aree, il vincolo di Oasi di Protezione vige da alcuni anni: ciò ha determinato per molte specie selvatiche stanziali l'opportunità di insediarsi con consistenti popolazioni; per alcune specie migratrici sono stati verificati tentativi di nidificazione, in alcuni casi portati a termine con successo. Pertanto, dal punto di vista giuridico, le Oasi di Protezione non sono vere e proprie aree naturali protette: nei fatti, alcune hanno un eccezionale valore naturalistico e mantengono un buon livello di conservazione. Oggi le Oasi di Protezione, quali aree di rifugio, di riproduzione e di sosta della fauna selvatica, vengono istituite nell'ambito della pianificazione faunistico-venatoria che le Amministrazioni Provinciali sono delegate a programmare ogni tre anni. Essendo la visita libera, la regolamentazione è data solo dal buon senso civico di chi frequenta l'area.



La Flora

Grazie ai rimboschimenti in loco effettuati dalla Guardia Forestale, sono presenti numerose specie di alberi come il frassino,il cipresso, il pino d'aleppo, il pino arizzonico, l’ontano nero, il pioppo bianco, il salice, il terebinto, il quercino, la farnia, l’olmo campestre. Inoltre è possibile osservare residui di macchia mediterranea.

La Fauna La creazione di questa zona "umida" ha comportato l'instaurarsi di fauna fluviale, come carpe, trote, anguille, barbi, cavedani, lucci, e di una significativa avifauna acquatica, come la Spatola (uccello di palude appartenente alla famiglia dei Ciconiformi), l'Airone cenerino, il Germano reale, la Cicogna bianca, la Cicogna nera, il Cormorano, il Falco pescatore, il Nibbio bruno, la Gru, lo Svasso maggiore; tra gli altri animali, sono presenti la volpe, la puzzola, il tasso, la donnola, la faina e la testuggine d’acqua, presente nei piccoli corsi d’acqua limitrofi al lago.



Specie ittiche presenti - Stagioni di pesca
Carpa:
presenza abbondante,sia nella varietà regina (in assoluta maggioranza) che nella varietà a specchi, pesca da Aprile a tutto Novembre ( periodo di divieto dal 1° al 31 di maggio).
Cavedano:
presenza abbondante con esemplari di ottima taglia, pesca tutto l'anno, limitata nei mesi estivi alle ore del primo mattino e del tramonto (periodo di divieto dal 1° al 31 di maggio).
Luccio:
presenza buona con esemplari da record, pesca tutto l'anno, ottimi i mesi invernali (periodo di divieto dal 31 gennaio al 31 marzo).
Persico trota:
presenza discreta, pesca tutto l'anno, esclusi i mesi più freddi ( periodo di divieto dal 1° al 31 di maggio).
Altre specie:
sono presenti nel lago anche tinche, carassi, scardole, anguille, alborelle, persici sole, pesci gatto e qualche rara trota proveniente dall'immissario Biferno.

Tecniche ed esche consigliate

Per i ciprinidi:
Passata, inglese e legering sono le tecniche vincenti usando come esche i classici bigattini od in alternativa il mais, che seleziona maggiormente la taglia delle catture. Efficace ed indispensabile la pasturazione durante la pesca, utilizzare pasture specifiche per carpe, per i cavedani meglio una pasturazione continua con bigattini, quelli di maggiori dimensioni rimangono comunque prede "difficili".
Per i predatori:
Spinning con esche di gomma per il Persico Trota, Spinning con minnow e rotanti di grosse dimensioni per il luccio, sempre per il luccio eccezionale in inverno la tecnica con il vivo ( portarselo da casa, difficilissimo, anzi impossibile reperirlo nel lago). Anche i cavedani attaccano volentieri cucchiaini rotanti del n. 3/4.
Notizie generali:
Nonostante la massiccia presenza di tutte le specie occorre essere molto attenti ad utilizzare montature molto sottili, ami piccoli, galleggianti al minimo della grammatura utilizzabile in rapporto alle condizioni di pesca (vento permettendo) e curare molto la presentazione dell'esca. Un pizzico di raffinatezza nelle tecniche impiegate è sempre premiato. Le carpe impiegano sempre un certo tempo ad entrare in pastura ma alla prima cattura, se si evitano eccessivi rumori, sicuramente ne seguiranno numerose altre. Per la pesca delle carpe di maggiori dimensioni, da alcuni anni, viene praticato (da pochi) il Carp Fishing.


Il ponte di Annibale

Il ponte..

Quando nel 1976/77 le acque del Biferno allagarono i terreni a monte della diga di Ponte Liscione formando il Lago di Guardialfiera, sommersero non solo gli orti i Giardini ma anche i resti di un antico ponte chiamato di Sant’Antonio o ponte di Annibale, secondo la tradizione. La tradizione, appunto, vuole che su di esso Annibale con le sue truppe abbia attraversato il Biferno nel recarsi durante la seconda guerra punica nella Puglia.

Il Masciotta nel suo “Il Molise dalle origini ai nostri giorni”, così scrive: “La costruzione del Ponte di S. Antonio …. risale forse ai primi tempi angioini, se non pure senz’altro all’epoca romana, come il suo magistero murario autorizzerebbe ad opinare”. Nei “Regesti angioini” è presente un documento che sembra avvalorare l’ipotesi del Masciotta: “Essendo stato abbattuto dalla piena del fiume Biferno un ponte presso Guardia(alfiera), maestro Roberto di Giovanni da Guardia con oblazioni raccolte ne aveva iniziato la ricostruzione; ma, essendo stato derubato di molti materiali, ricorse al re (Carlo I d’Angiò), il quale ordina ai Baroni e agli abitanti del contado di Molise di non toccare i materiali del ponte, sotto pena di dieci once d’oro. Datum in obsidione Luceris, XX agusti, XII ind. (anno 1269)”. D’altronde, l’idea che Annibale abbia attraversato il Biferno in questa zona non è poi così peregrina se si considera questo passo di Polibio: “Il comandante Annibale, informato dagli esploratori che nella campagna intorno a Lucera e Geronio c’era molto frumento e che Geronio era un luogo per natura adatto per raccogliervelo, giudicando di svernare colà, marciò ai piedi del Monte Liburno (l’attuale Monte Mauro) verso le predette città” (Capitolo cento del libro terzo delle “Historiae” di Polibio).

Se del ponte restano queste testimonianze, nessuna traccia, invece, vi è della strada che certamente esso doveva servire. E doveva essere certo una strada importante se si considerano le dimensioni notevoli del ponte la cui arcata superstite ha una luce di oltre diciotto metri. Non sappiamo se enti istituzionali, prima della sommersione, abbiano disposto una ricognizione del manufatto per determinarne le caratteristiche e dimensioni.