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B&B da Tina

Castelli del Molise PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 14 Gennaio 2007 17:51

Castello di Bonefro

Bonefro sorge fra i colli Verzelli e Totaro sulla destra del torrente Toma, affluente del fiume Fortore, lungo il tratturo Celano - Foggia.
Nonostante la vicinanza con la Puglia, Bonefro ha mantenuto la caratteristica di comunità "interna", differenziandosi culturalmente e paesaggisticamente dalle zone del basso larinese.
Il castello di Bonefro, definito dagli spagnoli che lo occuparono nel '500 il "bel castel fuerte", si trova sulla sommità del colle su cui sorge il borgo antico del Paese.

 

Castello Monforte (Campobasso)

Amico degli Angioini, il conte Nicola (Cola) Monforte si schierò con questi nella lotta contro Ferdinando d'Aragona ma, dopo la sconfitta subita, si allontanò temendo la vendetta di Ferdinando I. Così il castello passò in mano agli Aragonesi. Il figlio di Nicola, Angiolo, riuscì a riottenerlo, ma il suo successore Nicola II, per allargare i confini, scese a sua volta in guerra contro gli Aragonesi, sempre come alleato dei Francesi. L'impresa di Carlo VIII fallì e Nicola perse il feudo che passò nelle mani delle famiglie De Capoa, Gonzaga, Carafa, finché nel 1738 i cittadini, stanchi delle angherie dei feudatari, ricomprarono con il loro danaro la signoria della terra e con essa riacquistarono la libertà.Il castello fu edificato a m.750 di altezza sulla cima del monte che sovrasta l'odierna e moderna città estesasi in pianura, mentre le antiche case, costruite sulla viva roccia, restano abbarbicate lungo il fianco est. In tale posizione favorevole, il castello presenta una pianta prossima al rettangolo (m. 32x44) con quattro torri, una per ogni spigolo. La facciata principale si eleva massiccia e solenne, con merli, ponte levatoio, porta d'ingresso fregiata, sulla sommità dell'arco, dallo stemma dei Monforte (una croce con quattro rose). I restauri eseguiti lungo i muri perimetrali accentuano il contrasto tra questa parte, che ha ripreso la fisionomia originale, e quella interna, enorme vano vuoto e scoperto che delude l'aspettativa del visitatore. Lungo i muri sono evidenti le divisioni in piani e le tracce delle scale. Solo sulla sinistra c'è un locale chiuso da cui si accede in una delle quattro torrette ed alle terrazze merlate. Dai lati del castello alte mura di difesa scendevano a spirale fino alle falde del monte e racchiudevano l'antica città. Delle sei porte di accesso, affiancate da torri, si conservano tuttora Porta S. Antonio (con due torrioni del 1463), Porta S. Cristina, Porta S. Paolo (1347), Porta Fredda. Caratteristico era il condotto sotterraneo che metteva in comunicazione il castello con una collina ad un paio di km dalla città, in modo da poter assalire alle spalle un eventuale nemico.

 

Torre di Campochiaro

Campochiaro è un piccolo paese che sorge quasi a metà strada tra i due capoluoghi di provincia del Molise, Campobasso e Isernia, nelle immediate vicinanze del massiccio del Matese. Nella parte più alta del paese è possibile ancora oggi scorgere la “Rocca” medievale, vigile sentinella di un tempo.

 

 

Castello d'Evoli (Castropignano)

Il fortifizio, fu costruito dai longobardi su di un roccione inaccessibile da tre lati, in vicinanze di fortificazioni d’epoca sannitica, ampliato nel secolo XI  dai normanni.  I resti, solo ruderi di strutture, riescono in ogni caso a far comprendere quale importanza  dovette avere nei tempi. Dalla ormai cadente costruzione a pianta quadrangolare, è ancora in buono stato il portale che si apre sul  lato  che  dà verso  l’abitato.  Dell’antico decoro della residenza ducale vi è una sola attestazione: la scala a due rampe con balaustra in pietra, pregevole lavoro del Silvestri di Sepino, eseguito nel 1643.   La discendenza degli Evoli, travolta dalle leggi eversive in condizioni modeste, alienò  il già rovinato castello nel 1821.Al castello  D'Evoli,   sono   legate alcune leggende.  La più affascinante, è  quella che gli attribuisce ben 365 stanze da letto (i proprietari ne avrebbero  occupato una diversa ogni notte),  nonché  quella di Fata, una pastorella che, per sfuggire dal Duca, il  quale  l'aveva presa di mira e insidiata, raggiunse l’alto roccione e da qui si  lanciò nel vuoto.

Castello di Civita di Bojano

La rocca di Civita di Bojano sovrasta la piana dove oggi si sviluppa l’odierna cittadina di Bojano. Nel Medioevo il castello costituì il nucleo di difesa della popolazione boianese.La rocca ebbe la fortuna di trovarsi sul percorso del tratturo “Pescasseroli-Candela”, uno dei più importanti tratturi presenti nella regione.

 

 

Castello di Civitacampomarano

Una testimonianza emblematica di storia civitese si trova proprio nel bel mezzo del paese e domina con imponenza la parte più antica dell'abitato: è il Castello. Pur non essendo certa l'epoca della costruzione, più volte rimaneggiata, tutto fa pensare specie le maestose torri cilindriche al periodo della dominazione angioina. Il bel portale trecentesco presente sulla facciata principale, a est, era collegato all'abitato da un ponte levatoio. Il lato occidentale, lungo oltre 50 metri, oggi affaccia sull'attuale Piazza Municipio e ai suoi lati ha due torri di pregevole fattura. Altre due custodiscono il lato settentrionale dell'edificio, preceduto in passato da un fossato che fu riempito nel 1795. Il lato meridionale si erge su uno sperone in muratura sostenuto da una robusta parete rocciosa. Sul prospetto principale lo scudo sostenuto dal grifo con i gigli capovolti, è il ricordo perenne del tradimento che Paolo Di Sangro, uno dei famosi signori di Civita, fece a danna degli Angioini nella battaglia di Sessano del 28 giugno 1442, e che gli fruttò Civita e il castello stesso da Alfonso I d'Aragona, in cambio dell'aiuto offerto.
Nel cortile interno vi sono gli accessi a quelle che dovevano essere le camere per la sala d'armi, per il corpo di guardia, per le cantine, i granai, le stalle, le prigioni ed i trabocchetti. Al primo piano, invece, ci sono la camera baronale, dove si amministrava la giustizia e si ricevevano gli ospiti, la cucina e le stanze più interne del signore.
Da segnalare la fontana sannita situata nel cortile, stupefacente per la fattura dei quattro volti zoomorfi d'angolo e per lo stato di conservazione.

Castello di Duronia

Dai ritrovamenti effettuati si capisce come Duronia nacque molto anticamente. Infatti alcuni resti tombali sono stati ritrovati in localita' Civita, mentre segni di fortificazioni sannitiche si trovano nelle zone di Montagnola e Lucera-Castel di Sangro. E' stata rinvenuta poi una villa romana in localita' Casaglivune. Altri resti sono stati riportati alla luce nelle zone di Casale, San Basilio e Vicenne. Architettura Duronia e' uno dei paesi piu' suggestivi della provincia di Campobasso. Tutt'intorno sono disseminati i resti delle costruzioni rurali che molto tempo fa furono abitate. Infatti la loro struttura e' quella di case costruite a secco e coperte, per quanto riguarda il tetto, con lastroni di pietra, le quali sono tipiche costruzioni di inizio '900. Vi e' ancora traccia del castello che si ereggeva in cima all'altura. Vicino al castello si nota la "Chiesa di San Nicola", sorta pressappoco nello stesso periodo del maniero, che pero' oggi giorno e' chiusa al culto. Nel centro del paese vi e' una croce di pietra probabilmente del XV secolo, simile a quella di Civitanova del Sannio.

Castello  Carafa (Ferrazzano)

Il castello Carafa di Ferrazzano sorge sul lato Sud Occidentale del paese, in una zona da cui è possibile controllare un vasto territorio.
Il castello sporge su una piazza che collega le tre strade principali, che conducono al borgo antico.
Il castello, protagonista di battaglie, odi e ambizioni è stato testimone di vicende personali e private che hanno alimentato leggende e racconti, custoditi nella memoria popolare.

 

Palazzo Ducale di Jelsi

Il Palazzo Ducale dei “Carafa”, coincide con il perimetro fortificato del borgo antico medioevale, di cui accoglie all’interno il passaggio porticato di collegamento all’espansione del centro urbano fuori le mura.Nella sua forma attuale l’edificio palatino, fu eretto nel 1517 da Giovanni Pinabello sulle rovine del Castello Angioino dei Barras del XIII secolo di cui ancora oggi si hanno testimonianze nei primi piani e negli scantinati.

 

Castello di Pietracatella

Lo stemma del paese reca una torre con merlatura guelfa ed un cane che tenta la scalata sul lato sinistro.Questo motivo vuole riferirsi forse alla inaccessibilità dell'antico castello che nel Medioevo dominava l'abitato. Nel 1053 Riccardo De Guasto fu investito del feudo di Pietracatella, mentre i Catelli, massari del luogo, furono relegati nei confinanti feudi di Catello e di Colle Guardia, già da loro posseduti. La Morgia, punto strategico di controllo, divenne la dimora dei feudatari: fu costruito il castello nel periodo in cui la società feudale raggiungeva il culmine del suo sviluppo. Di quell'antico maniero rimangono oggi poche tracce; comunque, attraverso i residui della muratura, si può rilevare che doveva trattarsi di un castello di notevoli dimensioni. Il castello, merlato, aveva l'aspetto di fortezza ed era munito di camere di tortura, prigioni, alloggi per le guardie, scuderie, magazzini ed alloggi per i feudatari. Nel periodo rinascimentale, quando il feudo passò ai di Capua, furono apportate delle modifiche per adattarlo a dignitosa dimora. Esso aveva le caratteristiche delle fortezze normanne per l'ubicazione sulla sommità del monte, visibile a grande distanza e difeso dalla inaccessibilità del posto; inoltre vi dovevano essere numerosi sotterranei e gallerie, per permettere alle milizie dei feudatari di accerchiare alle spalle i nemici.

Torre di Riccia

Composta di conci rozzi, la torre è costituita da una zona inferiore a scarpa e da una zona superiore cilindrica, rifinita in alto da beccatelli. L'ingresso, un portone arcuato sormontato da tre lastre incorniciate da rilievi, introduce in tre camere sovrastanti collegate tra loro con scale interne a chiocciola e fornite di piccole aperture quadrangolari. Per quanto riguarda i muri, rimangono solo pochi resti, con una sporgenza semicircolare la quale evidentemente doveva proteggere l'ingresso.

 

Castello Svevo (Termoli)

La costruzione del castello è inserita nell'imponente piano strategico di fortificazione militare progettato da Federico II di Svevia per difendere le coste adriatiche (oltre che tirreniche) del regno dagli attacchi nemici (i disastri arrecati dai Veneziani nel 1240 dovettero accelerare i tempi di costruzione). Si resta però in dubbio se l'opera federiciana fu realizzata ex-novo o se fu il risultato di un adattamento su fortificazioni preesistenti (longobarde, o normanne secondo altre interpretazioni). Composto di pietre di cava rozzamente scolpite, alternate a pochi conci lavorati, il torrione si compone di due grossi corpi a tronco di piramide mozza, inseriti l'uno nel'altro. Il primo, che fa anche da larga base, si solleva a scarpa ed è ornato nella zona superiore da quattro torrette cilindriche disposte agli angoli; il secondo, invece, più piccolo, conserva un coronamento a mensole. Sulle superfici murarie compatte erano praticate feritoie, successivamente allargate; l'ingresso era sul lato ovest. Lo scarso sviluppo della superficie interna, non adattabile ad ambienti privati, dovette limitarne l'uso a scopi prevalentemente militari: dei due piani con volte a botte, l'inferiore era riservato al deposito di armi e provviste, il superiore alla difesa. Dal torrione presumibilmente partivano mura poderose con un numero imprecisabile di torrette, simili a quella che rimane sul lato orientale: la torretta,ben conservata, è inserita nel promontorio sul quale corre la strada che, fiancheggiandola, conduce alla città vecchia; è divisa in due parti: l'una a scarpa, l'altra con uno sporto dalla larga fascia ornato da una serie di archetti

Ultimo aggiornamento Mercoledì 02 Maggio 2007 15:00