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Guardialfiera Ad ogni Natale "Piedicastello" diviene Betlemme, dando vita ad un caratteristico ed originale Presepe Vivente. L'itinerario e le scene viventi del Presepio si snodano fra le sequenze di costoni di roccia, scantinati, piazzali, atri, dirupi e così il gradevole ed armonico salire di scalini, si dipana poi nella rincorsa di vicoletti in bianchi casamenti, attraverso il ritmo scenografico di fiaccole e di efficaci contrasti. Lungo questi vicoletti si aprono le botteghe dello scalpellino, del venditore di pane, delle filatrici di lana e gli altri esercizi, che ripetono nell'arredamento mistico, nei gesti dei protagonisti, nei paludamenti, i personaggi che in quella Notte Santa furono testimoni di un miracolo annunciato dalla Cometa. Si arriva così alla grotta della Natività, realizzata entro la Cripta Paleocristiana della Cattedrale. Quel ch'e più bello in questa corniceunica di suggestione, é la partecipazione corale sinceramente sentita dalla gente dei luogo, che vive intensamente l'atmosfera che s'ispira all'amore, alla bontà, alla solidarietà. E' possibile trovare una mappa del presepe e delle scene rappresentate sul sito della proloco di Guardialfiera. L'anno di origine della tradizione di San Giuseppe è ignota. La ricorrenza era ed è una forma di devozione al Santo e consiste nell'imbandire, da parte di alcune famiglie del luogo, una tavola in favore di tutta la comunità. I vicini, parenti ed amici che non erano in grado di organizzare la tavola si disobbligavano nei confronti del Santo offrendo generi alimentari e quant'altro era necessario ad imbandire la tavola, o, in alternativa, si offrivano direttamente cibi ai poveri del luogo. I poveri erano la figura centrale di tutta la tradizione che così potevano sfamarsi a sazietà, senza obblighi nei confronti di chi offriva loro il cibo, ma con obbligo di riconoscenza solo verso San Giuseppe che in quella occasione esaudiva una loro primaria esigenza. Ancora oggi molti prodotti vengono offerti a chi organizza la tavola. Altri cittadini a devozione del Santo distribuiscono gratuitamente a tutti il pane o la pasta (maccheroni con la mollica dolce..), la stessa pietanza che costituisce una portata della "tavola". In un angolo della casa viene allestito un altare finemente addobbato con l'effige del Santo, con drappi variopinti e abbellito da piante e fiori. Nello stesso ambiente e in poche ore bisogna far mangiare i visitatori che affluiscono numerosi. La maggior parte delle portate, in totale tredici, sono a base di legumi e altri ingredienti poveri dell'alimentazione. La successione delle portate è in genere la seguente: 1) arance condite con zucchero e olio di oliva; 2) sottaceti (composta); 3) fagioli; 4) ceci; 5) piselli; 6) cicerchie; 7) fave; 8) granchi; 9) lumache; 10) riso; 11) baccalà gratinato; 12) verdure; 13) maccheroni con la mollica. Vino casereccio e, a scelta dei padroni di casa, frutta (mele e arance o frutta secca) e dolci (caveciuni e screppelle). La sera della vigilia si usa vegliare in raccoglimento vicino all'altarino, mentre intorno al fuoco del camino si cuociono i legumi in grosse "pignate". Da ciò deve essere derivata l'usanza di gruppi che, spesso accompagnati da una fisarmonica o altri strumenti musicali, girano per le case dove sono allestite le tavole, per visitare i sepolcri (spuleche) e per cantare le "litanie". ..Il mattino del 19 le attività preparatorie iniziano presto, si organizzano due tavole, alla prima vi partecipano come commensali un vecchio, una vecchia e un bambino che simboleggiano la sacra famiglia (a volte la sacra famiglia è circondata da altri bambini che vengono chiamati "angeli"). ..Alla seconda tavola, più numerosa, possono partecipare gli adulti in numero vario perché non ci sono inviti ma vi è la partecipazione spontanea aperta a tutti e di solito il saluto "Gessemerie" (Gesù e Maria) dà diritto ad avere da mangiare senza chiedere e senza ringraziare. Infatti non vanno ringraziati i padroni di casa ma il Santo." (da "La Tavola di San Giuseppe nella tradizione di Casacalenda" a cura dell'Ufficio Servizi Sociali e Culturali del Comune di Casacalenda). San Gaudenzio è il patrono di Guardialfiera e viene festeggiato, ogni anno, il 1° giugno. Sulla storia del Santo sono poche le notizie certe che ci possono consentire di ricostruire la sua storia. Le reliquie del Martire, prelevate dalle catacombe di Santa Priscilla, furono trasportate, racchiuse in un'urna, da due frati Cappuccini nella Cattedrale di Guardialfiera il 7 aprile del 1751. In quell'occasione, numerose bambine vestite di bianco, "le verginelle," e tutto il popolo accompagnarono in processione la Santa Urna, con torce accese e a piedi nudi, con continuo suono di campane e sparo di mortaretti. Nello stesso periodo altre reliquie e corpi di Santi furono portati in paese appartenenti alla Diocesi di Guardialfiera: nel 1751 a Civitacampomarano il Corpo del Santo Martire Felice, a Lucito il Corpo di San Lucito, inoltre nel 1752 furono donate le Reliquie di San Donato alla Chiesa Collegiata di S. Giorgio di Civitacampomarano. Di queste traslazioni esistono fonti documentali. Frutto della Controriforma, soprattutto nel Mezzogiorno, è proprio questa necessità di una religiosità molto visibile, legata alle immagini, alle reliquie. Nel 1951, bicentenario dell'arrivo a Guardialfiera delle reliquie, si effettuarono in paese grandi festeggiamenti, con processione, spari, arrivo di alti prelati e autorità. Dai vecchi quaderni di cucina furono scelte le ricette più raffinate da offrire agli ospiti. Uno dei piatti più elaborati e graditi tra quelli preparati per il pranzo in casa del sacerdote, fu il pollo disossato, cucinato dalle migliori cuoche del paese, che nel linguaggio popolare associato a quella ricorrenza è rimasto nella memoria di molti come il "disossato". Ogni anno ad agosto la PRO-LOCO di Guardialfiera con il patrocinio della regione Molise organizza il Lago in festa. Il lago di Guardialfiera diventa sede di spettacoli, giochi, festival e altro. Per tutta la durata della manifestazione entrano in funzione paninoteca, rosticceria e assistenza sanitaria, navetta di trasporto gratuito dal centro abitato al lago al bosco e viceversa. CampobassoIl 31 maggio, in occasione della festività della Madonna dei Monti, si realizza, lungo le strette vie del borgo antico, una suggestiva infiorata con la quale si illustrano scene sacre e simboliche .
Ogni anno, il giovedì prima di Corpus Domini, si svolge anche un corteo in costumi d’epoca per rievocare un importante evento storico del cinquecento: la pace fra Crociati e Trinitari. La sfilata, che si snoda per le strade del centro cittadino, fa rivivere l’atmosfera affascinante del tempo passato.
TermoliSan Basso fu vescovo martire a Nizza sotto Decio. Probabilmente il corpo del Santo fu portato a Termoli dai primi soldati che presero parte alla spedizione contro la Borgogna alla fine del secolo VI. Nel luglio del 1929 vennero trovati dal vescovo Giannelli nella cripta della cattedrale e deposti in un prezioso sarcofago per la venerazione dei fedeli. Altre manifestazioniLe Matinate. La 'ndocciata.
Fuochi di Sant'Antonio.
Focata d'Inverno.
Carrese. |
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