| Il lago di Guardialfiera |
|
|
|
| Scritto da Administrator | |||
| Domenica 14 Gennaio 2007 17:35 | |||
|
Il lago di Guardialfiera è un invaso artificiale realizzato negli anni 70 per accumulare acqua ad uso potabile, agricolo ed industriale. Tale invaso è stato creato sbarrando con una diga le acque del Biferno nei territori di Larino, Casacalenda e Guardialfiera. Il lago serve ad irrigare una superficie di 20.000 ettari di territorio del Basso Molise. Oltre ad alimentare con acqua potabile i comuni di Termoli, Campomarino, Portocannone, San Martino in Pensilis e Ururi, serve il nucleo industriale di Termoli. Il lago è attraversato dalla Bifernina (S.S.647) con due viadotti lunghi rispettivamente 4,5 e 3,5 chilometri. Ai piedi della diga, presenta due centrali idroelettriche di 3 e 4 megawatt, azionate dall'acqua di scarico. L’ambiente circostante è caratterizzato da colline di media altitudine, laddove l’uomo non è intervenuto, da boschi di Cerro e Roverella, tipici della fascia mediterranea, e da specie ugualmente importanti dal punto di vista ecologico. Tale area ricade tra le Oasi di Protezione Faunistica, classificate come "UMIDE", per la salvaguardia, per lo più, dell'avifauna migratrice. Nella maggior parte di tali aree, il vincolo di Oasi di Protezione vige da alcuni anni: ciò ha determinato per molte specie selvatiche stanziali l'opportunità di insediarsi con consistenti popolazioni; per alcune specie migratrici sono stati verificati tentativi di nidificazione, in alcuni casi portati a termine con successo. Pertanto, dal punto di vista giuridico, le Oasi di Protezione non sono vere e proprie aree naturali protette: nei fatti, alcune hanno un eccezionale valore naturalistico e mantengono un buon livello di conservazione. Oggi le Oasi di Protezione, quali aree di rifugio, di riproduzione e di sosta della fauna selvatica, vengono istituite nell'ambito della pianificazione faunistico-venatoria che le Amministrazioni Provinciali sono delegate a programmare ogni tre anni. Essendo la visita libera, la regolamentazione è data solo dal buon senso civico di chi frequenta l'area.
FloraGrazie ai rimboschimenti in loco effettuati dalla Guardia Forestale, sono presenti numerose specie di alberi come il frassino,il cipresso, il pino d'aleppo, il pino arizzonico, l’ontano nero, il pioppo bianco, il salice, il terebinto, il quercino, la farnia, l’olmo campestre. Inoltre è possibile osservare residui di macchia mediterranea.
FaunaLa creazione di questa zona "umida" ha comportato l'instaurarsi di fauna fluviale, come carpe, trote, anguille, barbi, cavedani, lucci, e di una significativa avifauna acquatica, come la Spatola (uccello di palude appartenente alla famiglia dei Ciconiformi), l'Airone cenerino, il Germano reale, la Cicogna bianca, la Cicogna nera, il Cormorano, il Falco pescatore, il Nibbio bruno, la Gru, lo Svasso maggiore; tra gli altri animali, sono presenti la volpe, la puzzola, il tasso, la donnola, la faina e la testuggine d’acqua, presente nei piccoli corsi d’acqua limitrofi al lago.
Specie ittiche presenti - Stagioni di pescaCarpa: presenza abbondante,sia nella varietà regina (in assoluta maggioranza) che nella varietà a specchi, pesca da Aprile a tutto Novembre ( periodo di divieto dal 1° al 31 di maggio).
Tecniche ed esche consigliatePer i ciprinidi: Passata, inglese e legering sono le tecniche vincenti usando come esche i classici bigattini od in alternativa il mais, che seleziona maggiormente la taglia delle catture. Efficace ed indispensabile la pasturazione durante la pesca, utilizzare pasture specifiche per carpe, per i cavedani meglio una pasturazione continua con bigattini, quelli di maggiori dimensioni rimangono comunque prede "difficili". Il ponte di Annibale
Il Masciotta nel suo “Il Molise dalle origini ai nostri giorni”, così scrive: “La costruzione del Ponte di S. Antonio …. risale forse ai primi tempi angioini, se non pure senz’altro all’epoca romana, come il suo magistero murario autorizzerebbe ad opinare”. Nei “Regesti angioini” è presente un documento che sembra avvalorare l’ipotesi del Masciotta: “Essendo stato abbattuto dalla piena del fiume Biferno un ponte presso Guardia(alfiera), maestro Roberto di Giovanni da Guardia con oblazioni raccolte ne aveva iniziato la ricostruzione; ma, essendo stato derubato di molti materiali, ricorse al re (Carlo I d’Angiò), il quale ordina ai Baroni e agli abitanti del contado di Molise di non toccare i materiali del ponte, sotto pena di dieci once d’oro. Datum in obsidione Luceris, XX agusti, XII ind. (anno 1269)”. D’altronde, l’idea che Annibale abbia attraversato il Biferno in questa zona non è poi così peregrina se si considera questo passo di Polibio: “Il comandante Annibale, informato dagli esploratori che nella campagna intorno a Lucera e Geronio c’era molto frumento e che Geronio era un luogo per natura adatto per raccogliervelo, giudicando di svernare colà, marciò ai piedi del Monte Liburno (l’attuale Monte Mauro) verso le predette città” (Capitolo cento del libro terzo delle “Historiae” di Polibio). Se del ponte restano queste testimonianze, nessuna traccia, invece, vi è della strada che certamente esso doveva servire. E doveva essere certo una strada importante se si considerano le dimensioni notevoli del ponte la cui arcata superstite ha una luce di oltre diciotto metri. Non sappiamo se enti istituzionali, prima della sommersione, abbiano disposto una ricognizione del manufatto per determinarne le caratteristiche e dimensioni.
|
|||
| Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Aprile 2011 09:18 |
